Una squadra simile ad un gratta e vinci

Julian si avvicinò ad un gruppetto che parlava a mezza voce di Viktor.

Ho scoperto che una volta lui era un ragazza”, disse il primo capitano, “è che è diventata uomo con un operazione”

Ha dei bei muscoli per essere una donna”

Non lo è, non davvero”, rispose una donna cattolica, inorridita, “è vergognoso che al giorno d’oggi si facciano cose simili”

In realtà”, intervenne Julian pacato, “visto che ha completato la transizione, Viktor è un uomo a tutti gli effetti”

Non ti crea problemi la cosa?”

No”

Non ne avevo dubbi”, disse Luca, un ragazzo longilineo dai capelli corti e le braccia coperte da tatuaggi.

Che intendi?”

Sei stato adottato in America da due mamme lesbiche”, disse lui con una punta d’invidia e risentimento, “ed è successo perché anche tu sei gay”

Mi hanno adottato perché ho l’HIV; una delle mamme era una volontaria e mi leggeva le favole e faceva le coccole in orfanotrofio, una volta le ho detto che il mio sogno era diventare chirurgo, mi ha preso sul serio e ne ha parlato con l’altra mamma; Mi hanno adottato per aiutarmi a realizzare questo progetto”, lo osservò con calma, “ce l’hai con me perché sono andato via?”, erano stati in orfanotrofio insieme ma adesso i loro rapporti erano freddi e Luca era rancoroso.

Non rispose, “l’HIV te l’ha passata un amante?”, incrociò le braccia sul petto, “dimmi tutto”

Non ho certezze ma penso di essermi ammalato a 8 anni”, rispose lui turbato da quei ricordi dolorosi, “mio padre mi ha gonfiato di botte e mi ha rotto la milza: in ospedale hanno dovuto operarmi e ho ricevuto due trasfusioni: sono convinto che quel sangue fosse infetto; non posso provarlo e magari mi sbaglio ma penso che sia andata così”

Quindi non sei gay?”

Ho scoperto di esserlo dopo essere stato adottato”

Già”, disse sulla difensiva.

Quando ho preso il primo stipendio ho provato ad aiutarti, ricordi? Mi sono proposto di pagarti l’università o un corso di formazione”

Non volevo la tua carità”

Tra amici a volte ci si aiuta”

Gli amici si parlano, si scrivono e si tengono in contatto, tu hai smesso di rispondere qualche mese dopo il mio arresto; non ero più alla tua altezza”

Al contrario”, disse lui deciso, “ero io a non sentirmi al tuo livello. Parlavi dell’America come di un sogno e di un occasione inimitabile ma la verità è che quella realtà mi spaventava al punto che ho avuto bisogno di due anni prima di trovare il coraggio di uscire di casa. All’inizio andavo a scuola ma lì erano tutti dei personaggi con caratteristiche molto definite mentre io ero cresciuto in un orfanotrofio dove ero solo uno dei tanti, non sapevo cosa mi piaceva e non parlavo bene la lingua: ho iniziato ad avere problemi di bullismo; la cosa è degenerata al punto che ho dovuto lasciare la scuola. Ho iniziato a studiare a casa con un professore privato, la mattina le materie generiche e il pomeriggio l’inglese, per due anni, poi ho trovato la forza e il coraggio di uscire di casa e frequentare il liceo”

E io che c’entravo in tutto questo?”

Mi sentivo in colpa perché mi sembrava di non stare sfruttando al meglio l’occasione che mi veniva data. Sentivo che non mi meritavo la fortuna incredibile che mi era capitata”

Dovevi solo continuare a scrivere”

Mi dispiace”

Fece un cenno col capo, “mi sei mancato”

Anche tu. Voglio sapere tutto, che fai di bello, adesso ?”

Mentre ero in carcere ho fatto un corso professionale di pasticcere. E’ il mio lavoro”

Interessante”, sorrise, “voglio provare il tuo dolce migliore”

Sorrise appena e gli posò una mano sulla spalla, “sta a sentire”, disse in modo pacato, “grazie a te Kristen è stata adottata in America dalle tue mamme e ha avuto un’infanzia serena e opportunità che noi non abbiamo avuto. Sei un paramedico e hai studiato 5 anni per diventarlo.Te la sei giocata bene. Sei stato bravo ma anche se non lo fossi stato saresti sempre mio amico”, gli scompigliò i capelli e lui lo avvicinò a sé stringendogli il fianco.

Chi è Kristel?”, chiese la donna lì accanto, osservandoli.

La figlia di una ragazza del nostro orfanotrofio”, rispose Luca allontanandosi dall’amico, “ l’ha data via appena nata ma a julian dispiaceva che una bimba piccola non avesse nessuno. In poche parole ha convinto le sue mamme ha adottarla in America. Sta benone, vero?”

Se la cava bene. Purtroppo però ha un leggero ritardo mentale: sono qui per aiutare a pagare la scuola privata adatta alle sue esigenze”, piegò la testa di lato guardando Luca, “spero che almeno uno dei due riesca ad arrivare alla fine”

Meglio entrambi”, stabilì con fierezza, “anche se non aspiro ad averti come vice capitano”

Non sottovalutarmi”

Neanche tu”

Si sorrisero e poi si allontanarono. Speranzosi.

La sala riunioni era gremita e Julian si sedette in fondo, dietro di lui c’erano i giocatori che si sarebbero divisi nelle squadre capitanate dagli uomini con cui Julian e Viktor avevano fatto l’addestramento. Lui li osservò notando che avevano le fascette dei colori della squadre in cui sarebbero stati: era avvenuto tutto per estrazione; adesso gli mancava solo di sapere chi li avrebbe guidati.

Il generale prese la parola spiegando le regole, “l’ufficiale con i punteggi più alti potrà scegliere il suo vice per primo, dopo di lui gli altri capitani si susseguiranno seguendo l’ordine in cui si sono classificati”, comunicò, poi invitò Viktor a prendere il microfono e comunicare la sua decisione, “julian Ruiz”, disse con serenità, ci fu un borbottio generalizzato e poi julian passò avanti con un bel sorriso stampato in faccia,Vikyor gli porse un sacchettino con dentro dei bottoncini colorati e Ruiz ne estrasse uno verde: quello sarebbe stato il colore della squadra che avrebbero guidato. Viktor prese il bottone che Julian gli porgeva e lo sollevò per mostrarlo a tutti, sorrise a julian, poi gli mise la fascetta di vice al braccio, “ben fatto”, disse di ottimo umore mentre gli stringeva la spalla.

Non vedo l’ora di iniziare”, rispose Julian elettrico dall’emozione e ansioso di partire, “ ci spettano un sacco di sfide e ho una voglia matta di viverle”

Viktor gli sorrise, sapeva come si sentiva l’altro perché lui provava qualcosa di molto simile. Certo era lì per i soldi, il motivo ufficiale era quello ma c’era dell’altro, la voglia di mettersi alla prova e misurarsi in situazioni estreme aveva giocato la sua parte nella sua scelta di essere lì.

Chiamate la vostra squadra e andate fuori”, disse il generale.

Viktor alzò la mano destra, “squadra verde”, chiamò.

Degli uomini si staccarono dal gruppo avvicinandosi, erano in cinque.
Ana era una ragazza, arzilla e forte, dai capelli corti e neri; teneva una fondina con una pistola alla vita, aveva una mira eccezionale e, anche se non aveva mai usato un arma prima dell’addestramento, aveva imparato velocemente a sparare superando tutti gli altri. Si guadagnava la vita friggendo pollo e voleva vincere la gara per avere i soldi per inscriversi alla facoltà di economia.
Si guardò intorno valutando gli altri membri della squadra.

Ivan era un venticinquenne alto e taciturno, praticava nuoto ed era un ingegnere meccanico. Teneva gli occhi bassi e sembrava a disagio in mezzo agli altri .

Vicino a lui c’erano Luca, con le sue braccia coperte di tatuaggi e l’aria ribelle, e Neron che aveva l’aria seria e rigida di un alto ufficiale ad un funerale di stato.

Dietro di loro Yago, un omaccione un po’ rude e dai modi spicci; era un macellaio e cacciava fin da quando era piccolo. Era molto sicuro di sé, testardo, refrattario ai consigli e tendente a sminuire le opinioni altrui; contraddiceva e sfidava i superiori e amava fare le cose a modo suo, senza dare retta a nessun altro.
Si chinò a salutare il cane di Julian, Petra, carezzando il morbido pelo dell’animale e dandole benevole pacche sul fianco; Fin da piccolo aveva amato gli animali, trovando in loro la compagnia e il conforto che non riceveva dai suoi, alzò gli occhi sui due uomini al comando, “mangerà il nostro cibo?”
“Le legheremo un carretto in modo che porti da sola il suo cibo e la sua acqua”, spiegò Julian tranquillo, con un sorriso sicuro, guardava Yago negli occhi, senza farsi intimidire dalla maggiore età dell’altro, voleva chiarire fin da subito i ruoli di entrambi.

Luca superò Yago di corsa, fece il saluto ai due superiori e si aprì in un ampio sorriso, “non puoi proprio fare a meno di me, eh”, disse con entusiasmo, guardò la fascia di Julian,stupito, ”ti hanno messo come vice per problemi di comportamento?”
“Ho l’HIV”, disse senza scomparsi, “ma prendo i farmaci e sto bene”
Ana si avvicinò, “sei contagioso?”
“I farmaci che prendo abbassano la mia carica virale. Significa che è estremamente difficile contagiare qualcun altro. In ogni caso farò attenzione”

Guarda che non ci interessa la tua vita”, Yago si era rialzato e adesso troneggiava sugli altri, era possente e grande,imponente,  “non siamo qui per una gara di dibattito sui temi sociali. L’unica cosa che ci unisce è il desiderio di vincere e in questo tu e Viktor siete perfetti. Il resto non mi interessa. Se ce la fai ad arrivare alla fine, bene, avremo un buon vice per tutto il tempo necessario. Se crolli a metà, pazienza, avrai comunque aiutato Viktor a portarci più avanti possibile, e lui di aiuto ne ha bisogno parecchio perché questa squadra è una bomba ad orologeria”

Preferisco considerarla come un gratta e vinci dove devi raschiare via la superficie per vedere cosa c’è sotto. Avete tutti una bella copertura di menefreghismo e  noncuranza ma probabilmente sotto questa patina ci sono delle qualità che neanche voi sapete di avere”, disse Ryu con molta positività,  si rivolse a Luca, “ tra te e Julian è tutto a posto?”
“Sì speravo di capitare con lui”

Perché?”

Io ho un carattere difficile e siccome anche lui è complicato spero che saprà capirmi”

Capisco”, disse Viktor riflessivo, assunse un’aria compita, “il mio compito è valorizzare tutti e prevenire gli errori. A questo proposito..”, sollevò  un raccoglitore ricolmo con fogli di cose da fare,”abbiamo dei fogli da darvi e..”, Julian gli sfiorò il braccio, “Forse dovremo presentarci”
Viktor annuì, non ci aveva pensato, era troppo preso dalle cose da fare,”comincia tu”
Julian raddrizzò la schiena e mise le mani dietro la schiena,”Sono Julian, pratico tiro con l’arco, sono un paramedico e amo l’avventura. Sarò il vostro vice”, fece un passo indietro”credo nel gioco di squadra”.

“Io sono Viktor”, disse,”sono pompiere, erborista, vado in canoa e so leggere bene le mappe”, disse,”otto anni fa mio fratello è rimasto paralizzato per un errore in questa gara. Per il bene di tutti cercherò di evitarvi sbagli di questo tipo”, alzò i fogli “qui vi chiediamo le vostre competenze e di pensare a delle soluzioni per dei problemi che potremmo avere in gara. Alla fine c’è la lista di ciò che io e Ruiz abbiamo deciso di portare , aggiungete le vostre idee”, porse i fogli continuando a dare indicazioni al gruppo,”dovete tagliare i capelli, non più lunghi di qualche millimetro; scegliete solo prodotti per l’igiene neutri per non attirare mosche e zanzare. Niente profumi”, disse,”non voglio vedere bracciali, piercing, anelli o orecchini, o ninnoli di alcun tipo in qualsiasi parte”, era controllato e sicuro,”adesso sedetevi a compilare i moduli”

Due giorni dopo partirono.

(continua…)

Una squadra simile ad un gratta e vinciultima modifica: 2018-01-24T09:42:11+01:00da wolfina848
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