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E’ solo uno stupido reality

Dopo 8 giorni si fermarono su un strapiombo sotto cui scorreva il fiume che avevano deciso di percorrere col canotto. Luca vide un serpente, lo sollevò con un bastone, Ivan fece una faccia disgustata e Luca lo tirò verso di lui per provocarlo. Ivan fece un salto all’indietro, inciampò e urtò lo zaino posto troppo vicino all’orlo del dirupo; lo zaino cadde.
Ivan usò il fischietto che teneva al collo per avvertire gli altri dell’incidente. Viktor che aveva visto la scena corse verso di lui, vide che lo zaino si era impigliato in un ramo di una pianta e senza pensarci due volte scese a recuperarlo, lo aveva quasi preso quando l’arbusto si ruppe facendo piombare lo zaino nel fiume. Julian si avvicinò di corsa, aveva indossato il giubbotto salvagente e legato un arpione alla gamba destra per essere pronto ad ogni situazione d’emergenza, “mi butto”,disse con sicurezza. Nello zaino caduto, quello con il numero 8 cucito su , c’erano infatti i medicinali indispensabili per finire il percorso.
Julian si lanciò nel fiume tenendo le braccia incrociate sul petto, un salto di 40 m.

Il fiume era impetuoso e la corrente era forte, in breve Julian si trovò sballottato e nonostante il salvagente andò sotto, aveva fatto un corso di apnea per il surf e riusci a trattenere abbastanza il fiato da non svenire, tirò la testa fuori dall’acqua, poi prese a nuotare per riprendere lo zaino che spiccava per il suo colore arancione. Andavano nella stessa direzione trasportati dalla corrente.
Dopo parecchio tempo lo zaino s’impigliò in una grosso tronco incastrato tra due enormi scogli, Julian ci finì contro, si ritrovò in una posizione scomoda: con una mano reggeva il grosso zaino che veniva tirato dalla corrente del fiume, con l’altra cercava di issarsi sul tronco per uscire dall’acqua e salire sul minuscolo triangolino di terra circondato da rocce; non voleva cedere, raccolse le forze, lottò, trasse a se lo zaino, lo infilò e poi con entrambe le mani si issò sul ramo e uscì dall’acqua; appena fuori respirava affannosamente per recuperare il debito di ossigeno che aveva contratto andando sott’acqua.

All’improvviso sentì un fruscio, alzò la testa e vide un coccodrillo con le fauci spalancate, si spaventò, arretrò, inciampò e se lo trovò addosso, gli diede un calcio e la sua gamba scomparì nella bocca dell’animale, il dolore fu atroce ma reagì velocemente e tirò la corda che fece scattare il meccanismo a molla legato alla sua gamba, l’arpione partì e trafisse l’animale, uccidendolo.
Julian riprese fiato cercando di non perder il controllo per il dolore e la paura. Doveva essere veloce per la gravità della ferita e perché il sangue poteva attirare altri animali.

Legò un laccio nella parte alta della coscia e si mise vicino tutto quello che era necessario per ricucire la ferita, infilò i guanti e gradualmente facendo leva col coltello aprì la bocca dell’animale morto; il sangue cominciò ad uscire e lui ancora una volta dovette lottare con la sua emotività per non lasciarsi andare.  Aveva letto molte volte di persone in situazioni estreme che lottavano con le unghie e con i denti per sopravvivere ma non credeva gli sarebbe capitato. Dovette cauterizzare un vaso sanguigno per bloccare l’emorragia e quasi svenne per il dolore e l’odore di carne bruciata, ma qualcosa in lui teneva duro,”voglio vivere”, si diceva tra sé e intanto disinfettava la ferita e  cominciava a ricucire, un lavoro lungo. Lo fece in modo meticoloso, sobbalzando ad ogni fruscio e in uno stato di ansia e paranoia.

Sentì un fischietto in lontananza e rispose a sua volta. Si guardò intorno e vide il gommone arrivare a gran velocità. Si agitò perché non era pronto a spostarsi e temeva che muoversi troppo in quella fase avrebbe fatto riaprire i punti. Aveva ancora addosso i guanti insanguinati. Attese.

Viktor e gli altri buttarono delle pietre molto grandi dal bordo del gommone ancorandolo vicino agli scogli.

Julian alzò lo sguardo verso di loro, era coperto di sangue, sudato e tremava per la tensione, “avrei bisogno di altri 10 minuti per finire di ricucire”

Quant ‘è grave?”Viktor si calò in acqua e si arrampicò sul piccolo pezzo di terra dove Julian si stava curando. Osservò la ferita dell’altro, “è bella profonda”

Ho bloccato l’emorragia ma non ho ancora finito di ricucire”

Questo posto non è sicuro”, disse Viktor leggendo i parametri vitali dell’altro dall’orologio da fitness che Julian portava al polso.

Va bene”, disse togliendo i guanti e iniziando a sistemare il materiale medico nell’apposito contenitore.

Stai giù”,gli disse Viktor, “fammi fare il mio lavoro”.

Julian non oppose resistenza, era talmente stravolto e nervoso che la possibilità di delegare le decisioni lo faceva sentire bene.

Adesso avvolgerò la tua gamba nella plastica in modo che non si bagni. Ti trascinerò in acqua tirandoti per il giubbotto salvagente. Voglio che resti supino e rilassato. Ti guiderò fino al canotto e lì gli altri ti tireranno su. A quel punto sarai al sicuro”, gli accarezzò la guancia, “pensi di riuscire a finire di ricucirti sul canotto?”

Sono un paramedico e sono abituato a fare cose a bordo di mezzi che si muovono”

Va bene”, Viktor aveva un’espressione preoccupata, “Luca, per favore aiutami a portarlo in acqua. Neron tu recupera gli zaini”

Con molta dolcezza lo prese in braccio e poi entrò in acqua con lui, sostenendolo con delicatezza nonostante la corrente, julian galleggiava sulla schiena e Viktor lo guidava verso il canotto lottando contro la corrente, aveva una corda fissata al moschettone sul suo petto e gli altri tiravano per portarli verso il canotto, la distanza era minima ma la corrente li fece faticare. Raggiunto il canotto, Yago prese julian dalle ascelle e, con l’aiuto di Viktor e Luca che lo spingevano verso alto, lo tirarono sopra il canotto.

A quel punto Yago vide la ferita, ancora mezza aperta, non fece battute, “come ti aiuto?”

Ti chiederei di aiutarmi a ricucirmi ma ho l’HIV e non è il caso di rischiare”

La squadra non serve a niente se tu non sai chiedere aiuto”, disse Yago sollevando lo zaino che Neron gli porgeva e sistemandolo sul canotto.

Julian lo soppesò, “trova il modo di imbracare quel coccodrillo e legarlo al canotto”

Non m’interessa lavorare sodo per farti avere un trofeo per il caminetto”

Voglio mangiarmelo”, rispose Julian prendendo il materiale per ricucirsi dallo zaino, tolse la plastica che copriva la sua gamba e poi tornò a guardare Yago, “Ho perso molto sangue e per riprendermi ho bisogno di alcune belle bistecche di coccodrillo poco cotte. Mi serve.”

Lo faccio subito”

Bevi”,Viktor gli porse un bicchiere di acqua zucchero e sale, una soluzione adatta a far riprendere le persone sotto shock.

Julian bevve d’un fiato e si mise all’opera per ricucirsi.

Neron risalì sul canotto ansimante, guardò la ferita del suo vice: riproduceva alla perfezione la forma della bocca di un coccodrillo, era impressionante. Vedendola Neron vomitò per il disgusto e l’ansia. Julian continuava a ricucirsi, Viktor lo coprì con una coperta isotermica per mantenere il calore del corpo di Julian che tremava vistosamente. “appena arriviamo ti faccio una trasfusione”

Grazie”

Recupera”

Yago e Luca avevano imbrigliato il coccodrillo, attaccarono ad un anello del gommone un’estremità della corda a cui era legato il coccodrillo.

Ana era scossa, guardava Julian chino sulla sua gamba squartata, a ricucirsi da solo, come se fossero scampati ad un bombardamento o ad un naufragio, e s’alterò, “è solo uno stupido reality”, sbottò alzando la voce, “non devi farlo”, disse a Julian, “puoi andare in ospedale quando vuoi. Non devi spingerti così oltre. Ti ha aggredito un coccodrillo, è finita, tornate in America da eroe. Basta”

Julian le rivolse uno sguardo freddo e controllato, “appena avrò finito di ricucirla questa gamba starà benone”

Non puoi permetterglielo”, insisté Ana rivolgendosi a Viktor.

Julian è un paramedico in gamba, ha studiato 5 anni medicina d’urgenza e adesso sta mettendo in pratica su di se’ quello che ha appreso. Ha tutto sotto controllo. Adesso andiamo”, disse troncando il discorso, tagliarono le corde legate ai massi che gli facevano da ancora e ripartirono.

Luca osservava Julian, sembrava del tutto a suo agio tra gli sballottamenti delle onde, continuava a ricucirsi senza scomporsi e senza sbagliare un punto. Finì la parte alta della coscia e girò la gamba per dedicarsi alla parte bassa. Sembrava un punto fermo in mezzo alla tempesta, saldo e sicuro nonostante i movimenti improvvisi del gommone.

Julian finì di ricucirsi e spalmò del miele sulla linea dei punti, il miele era infatti un antibatterico naturale. Iniziò a fasciare la gamba in modo meticoloso e calmo. Quando finì coprì nuovamente la gamba con la plastica per proteggerla dall’acqua e si sdraiò dando finalmente al suo corpo di fermarsi e riprendere le forze.

Guardava le foglie saettare sopra di lui e provava un senso di irrealtà e distacco. Tremava nonostante il caldo ed era teso. Si strinse con più cura nella coperta isotermica e attese l’arrivo a destinazione. Luca gli accarezzò i capelli con dolcezza, “te la caverai”

Arrivarono nella rientranza naturale dove avevano stabilito di fermarsi e Viktor fermò il gommone tirando un cappio su un ramo e poi tirando, si era esercitato molto in questo e centrò subito il primo tiro. Gettò in acqua un’ancora artigianale e poi si alzò in piedi, “scendiamo tutti”, disse, “Ivan e Luca faranno il primo turno per aprire il percorso nella selva. Lavoreranno 45 minuti invece di 30, per punizione. Gli altri si occuperanno di accendere un fuoco e preparare la carne di coccodrillo. Tenete tutti un’arma vicino”.

La troupe era già lì ad aspettarli, avevano disboscato a sufficienza per sistemarsi e filmare tutto.

Viktor si chinò su Julian con premura, “ti porto giù”, disse aiutandolo a sollevarsi e sostenendolo in piedi, “coraggio”.

A julian girava la testa ma seguì l’altro in acqua e si fece guidare fino alla terra ferma.

Appena lì Viktor lo fece sdraiare con i piedi sollevati e prese il necessario per fare una trasfusione. Julian ne aveva bisogno perché era pallido e tramante per la perdita di sangue.

Luca si fermò a guardarli preoccupato.

Mi occupo io di lui”, gli disse Viktor tenendo la testa di Julian sulle sue gambe e accarezzandolo con affetto, “è in buone mani”

Sei sicuro che non abbia bisogno di assistenza medica?”

Se con la trasfusione non starà meglio chiamerò i soccorsi”, disse Viktor infilando l’ago nel braccio di Viktor e poi nel suo.

Sto bene”, disse julian in tono fievole, mentre controllava i parametri di Viktor per essere certo che fosse in condizione di donare il sangue.

Viktor non smetteva di accarezzarlo e coccolarlo per farlo sentire protetto e al sicuro.

Luca”, disse julian piano.

L’altro si fermò e serrò la mascella aspettandosi un rimprovero.

Ivan non è debole”, esordì Julian, “la sua idea di un arpione che sparasse da solo grazie ad un meccanismo a molla mi ha salvato la vita”

Non volevo fargli del male. Ho fatto un casino ma stavo scherzando”

Voglio solo che tu rifletta su come in una squadra ci sia bisogno di una persona come te che non ha paura dei serpenti e che è reattiva ma anche di persone come Ivan che sono creativi e sanno progettare cose che ci aiutano a semplificarci la vita. Il fatto che siete diversi ci permette di far fronte ad un numero maggiore di avversità, capisci? E’ un bene”

Sì”, abbassò lo sguardo, nervoso, “mi frusterai tu?”

Non ci saranno punizioni corporali”, disse Viktor, “ti chiedo solo di spalleggiare di più i tuoi compagni. Solo questo”.

Le paure degli altri sono divertenti”, disse Julian, “ma qui siamo tutti dalla stessa parte e Ivan è uno dei nostri.”

Va bene”

Sono sicuro che ci riuscirai”, disse Viktor con ottimismo, mentre apriva un succo di frutta e lo faceva bere a julian. Non smetteva di stringerlo e accarezzarlo, per rincuorarlo e farlo sentire protetto e al sicuro dopo la brutta esperienza che aveva passato.

Luca andò a lavorare e raccontò a Ivan quello che avevano detto i capitani.

Io ho messo lo zaino troppo vicino al dirupo”, disse Ivan sentendosi in colpa, “davvero non mi frusteranno?”

Dovremo lavorare più degli altri per punizione”

Mi sembra il minimo”, scosse il capo sconvolto, “Julian poteva perdere la gamba per questo errore”, assunse un’aria inorridita, “quella ferita era orribile e lui che se la ricuciva da solo..”, scosse il capo, stravolto, “sto ancora tremando”

Ce la caveremo”, gli strinse la spalla e poi, facendogli l’occhiolino, aggiunse “non c’è niente di spaventoso nei serpenti se li guardi da vicino e ci giochi un po’”

Ivan sorrise, “tu non hai paura di niente?”, disse dandogli una spallata giocosa.

Luca sorrise di rimando, “a volte, forse”

In quel momento Viktor chiamò Ivan che camminò a passo veloce verso di lui, “iniziamo a lavorare subito”.

Non è questo”, disse Viktor calmo mentre imboccava Julian con pezzettoni di carne di coccodrillo al sangue, “so che camminare tanto con zaini così pesanti è dura. So che sei stanco. Ti chiedo solo di mantenere le orecchie aperte e fare attenzione anche quando sei sfinito. Di esercitarti ad ascoltare sia quando sei sfatto che quando sei in forze perché se non lo fai potresti farti male o combinare uno sbaglio. Ci provi?”

Sì”, disse tranquillizzato da quel modo quieto di parlare, se Viktor lo avrebbe accusato o rimproverato duramente si sarebbe chiuso o difeso ma in quel modo tranquillo e rispettoso si sentiva capito e indirizzato e sentiva il desiderio di accontentare Viktor e fare del suo meglio per fare meglio in futuro.

lo farò”.

Vai a lavorare”

Eseguì.

Julian sfregò la testa sul corpo di Viktor in cerca di affetto, Viktor riprese ad accarezzarlo mentre lo imboccava. Adesso che la scarica di adrenalina si era esaurita Julian si sentiva debole e svuotato, senza forze. Avrebbe solo voluto dormire. Viktor rispettava questa cosa lasciandolo rimanere sdraiato e limitando al minimo i suoi movimenti, lo imboccava perché Julian non aveva abbastanza energia per mangiare da solo. Doveva nutrirsi per prendere l’antibiotico e anche per rimettersi in forze. Il medico del reality controllava da vicino l’andamento della trasfusione e monitorava i parametri di entrambi i capitani. Non era convinto della scelta dei due di non andare in ospedale ma quel reality viveva della pazzia dei suoi partecipanti e lui non aveva voce in capitolo fino al momento in cui la situazione non fosse diventata talmente grave da non poter essere risolta senza un ospedale. Per adesso nonostante tutto il ragazzo non era messo abbastanza bene. La ferita era chiusa e grazie alla trasfusione Julian aveva ripreso un po’ di colore, il tremore si era attenuato. Il medico era il primo a sorprendersene ma quel ragazzo aveva buone capacità di cavarsela.

Quando finì di mangiare Viktor lo lasciò riposare e julian si assopì dando la possibilità al suo fisico di smaltire la stanchezza accumulata e rigenerarsi.

Viktor non lo lasciò mai solo prendendosi cura di lui e controllandolo. Uniti. Come una squadra.

Una squadra simile ad un gratta e vinci

Julian si avvicinò ad un gruppetto che parlava a mezza voce di Viktor.

Ho scoperto che una volta lui era un ragazza”, disse il primo capitano, “è che è diventata uomo con un operazione”

Ha dei bei muscoli per essere una donna”

Non lo è, non davvero”, rispose una donna cattolica, inorridita, “è vergognoso che al giorno d’oggi si facciano cose simili”

In realtà”, intervenne Julian pacato, “visto che ha completato la transizione, Viktor è un uomo a tutti gli effetti”

Non ti crea problemi la cosa?”

No”

Non ne avevo dubbi”, disse Luca, un ragazzo longilineo dai capelli corti e le braccia coperte da tatuaggi.

Che intendi?”

Sei stato adottato in America da due mamme lesbiche”, disse lui con una punta d’invidia e risentimento, “ed è successo perché anche tu sei gay”

Mi hanno adottato perché ho l’HIV; una delle mamme era una volontaria e mi leggeva le favole e faceva le coccole in orfanotrofio, una volta le ho detto che il mio sogno era diventare chirurgo, mi ha preso sul serio e ne ha parlato con l’altra mamma; Mi hanno adottato per aiutarmi a realizzare questo progetto”, lo osservò con calma, “ce l’hai con me perché sono andato via?”, erano stati in orfanotrofio insieme ma adesso i loro rapporti erano freddi e Luca era rancoroso.

Non rispose, “l’HIV te l’ha passata un amante?”, incrociò le braccia sul petto, “dimmi tutto”

Non ho certezze ma penso di essermi ammalato a 8 anni”, rispose lui turbato da quei ricordi dolorosi, “mio padre mi ha gonfiato di botte e mi ha rotto la milza: in ospedale hanno dovuto operarmi e ho ricevuto due trasfusioni: sono convinto che quel sangue fosse infetto; non posso provarlo e magari mi sbaglio ma penso che sia andata così”

Quindi non sei gay?”

Ho scoperto di esserlo dopo essere stato adottato”

Già”, disse sulla difensiva.

Quando ho preso il primo stipendio ho provato ad aiutarti, ricordi? Mi sono proposto di pagarti l’università o un corso di formazione”

Non volevo la tua carità”

Tra amici a volte ci si aiuta”

Gli amici si parlano, si scrivono e si tengono in contatto, tu hai smesso di rispondere qualche mese dopo il mio arresto; non ero più alla tua altezza”

Al contrario”, disse lui deciso, “ero io a non sentirmi al tuo livello. Parlavi dell’America come di un sogno e di un occasione inimitabile ma la verità è che quella realtà mi spaventava al punto che ho avuto bisogno di due anni prima di trovare il coraggio di uscire di casa. All’inizio andavo a scuola ma lì erano tutti dei personaggi con caratteristiche molto definite mentre io ero cresciuto in un orfanotrofio dove ero solo uno dei tanti, non sapevo cosa mi piaceva e non parlavo bene la lingua: ho iniziato ad avere problemi di bullismo; la cosa è degenerata al punto che ho dovuto lasciare la scuola. Ho iniziato a studiare a casa con un professore privato, la mattina le materie generiche e il pomeriggio l’inglese, per due anni, poi ho trovato la forza e il coraggio di uscire di casa e frequentare il liceo”

E io che c’entravo in tutto questo?”

Mi sentivo in colpa perché mi sembrava di non stare sfruttando al meglio l’occasione che mi veniva data. Sentivo che non mi meritavo la fortuna incredibile che mi era capitata”

Dovevi solo continuare a scrivere”

Mi dispiace”

Fece un cenno col capo, “mi sei mancato”

Anche tu. Voglio sapere tutto, che fai di bello, adesso ?”

Mentre ero in carcere ho fatto un corso professionale di pasticcere. E’ il mio lavoro”

Interessante”, sorrise, “voglio provare il tuo dolce migliore”

Sorrise appena e gli posò una mano sulla spalla, “sta a sentire”, disse in modo pacato, “grazie a te Kristen è stata adottata in America dalle tue mamme e ha avuto un’infanzia serena e opportunità che noi non abbiamo avuto. Sei un paramedico e hai studiato 5 anni per diventarlo.Te la sei giocata bene. Sei stato bravo ma anche se non lo fossi stato saresti sempre mio amico”, gli scompigliò i capelli e lui lo avvicinò a sé stringendogli il fianco.

Chi è Kristel?”, chiese la donna lì accanto, osservandoli.

La figlia di una ragazza del nostro orfanotrofio”, rispose Luca allontanandosi dall’amico, “ l’ha data via appena nata ma a julian dispiaceva che una bimba piccola non avesse nessuno. In poche parole ha convinto le sue mamme ha adottarla in America. Sta benone, vero?”

Se la cava bene. Purtroppo però ha un leggero ritardo mentale: sono qui per aiutare a pagare la scuola privata adatta alle sue esigenze”, piegò la testa di lato guardando Luca, “spero che almeno uno dei due riesca ad arrivare alla fine”

Meglio entrambi”, stabilì con fierezza, “anche se non aspiro ad averti come vice capitano”

Non sottovalutarmi”

Neanche tu”

Si sorrisero e poi si allontanarono. Speranzosi.

La sala riunioni era gremita e Julian si sedette in fondo, dietro di lui c’erano i giocatori che si sarebbero divisi nelle squadre capitanate dagli uomini con cui Julian e Viktor avevano fatto l’addestramento. Lui li osservò notando che avevano le fascette dei colori della squadre in cui sarebbero stati: era avvenuto tutto per estrazione; adesso gli mancava solo di sapere chi li avrebbe guidati.

Il generale prese la parola spiegando le regole, “l’ufficiale con i punteggi più alti potrà scegliere il suo vice per primo, dopo di lui gli altri capitani si susseguiranno seguendo l’ordine in cui si sono classificati”, comunicò, poi invitò Viktor a prendere il microfono e comunicare la sua decisione, “julian Ruiz”, disse con serenità, ci fu un borbottio generalizzato e poi julian passò avanti con un bel sorriso stampato in faccia,Vikyor gli porse un sacchettino con dentro dei bottoncini colorati e Ruiz ne estrasse uno verde: quello sarebbe stato il colore della squadra che avrebbero guidato. Viktor prese il bottone che Julian gli porgeva e lo sollevò per mostrarlo a tutti, sorrise a julian, poi gli mise la fascetta di vice al braccio, “ben fatto”, disse di ottimo umore mentre gli stringeva la spalla.

Non vedo l’ora di iniziare”, rispose Julian elettrico dall’emozione e ansioso di partire, “ ci spettano un sacco di sfide e ho una voglia matta di viverle”

Viktor gli sorrise, sapeva come si sentiva l’altro perché lui provava qualcosa di molto simile. Certo era lì per i soldi, il motivo ufficiale era quello ma c’era dell’altro, la voglia di mettersi alla prova e misurarsi in situazioni estreme aveva giocato la sua parte nella sua scelta di essere lì.

Chiamate la vostra squadra e andate fuori”, disse il generale.

Viktor alzò la mano destra, “squadra verde”, chiamò.

Degli uomini si staccarono dal gruppo avvicinandosi, erano in cinque.
Ana era una ragazza, arzilla e forte, dai capelli corti e neri; teneva una fondina con una pistola alla vita, aveva una mira eccezionale e, anche se non aveva mai usato un arma prima dell’addestramento, aveva imparato velocemente a sparare superando tutti gli altri. Si guadagnava la vita friggendo pollo e voleva vincere la gara per avere i soldi per inscriversi alla facoltà di economia.
Si guardò intorno valutando gli altri membri della squadra.

Ivan era un venticinquenne alto e taciturno, praticava nuoto ed era un ingegnere meccanico. Teneva gli occhi bassi e sembrava a disagio in mezzo agli altri .

Vicino a lui c’erano Luca, con le sue braccia coperte di tatuaggi e l’aria ribelle, e Neron che aveva l’aria seria e rigida di un alto ufficiale ad un funerale di stato.

Dietro di loro Yago, un omaccione un po’ rude e dai modi spicci; era un macellaio e cacciava fin da quando era piccolo. Era molto sicuro di sé, testardo, refrattario ai consigli e tendente a sminuire le opinioni altrui; contraddiceva e sfidava i superiori e amava fare le cose a modo suo, senza dare retta a nessun altro.
Si chinò a salutare il cane di Julian, Petra, carezzando il morbido pelo dell’animale e dandole benevole pacche sul fianco; Fin da piccolo aveva amato gli animali, trovando in loro la compagnia e il conforto che non riceveva dai suoi, alzò gli occhi sui due uomini al comando, “mangerà il nostro cibo?”
“Le legheremo un carretto in modo che porti da sola il suo cibo e la sua acqua”, spiegò Julian tranquillo, con un sorriso sicuro, guardava Yago negli occhi, senza farsi intimidire dalla maggiore età dell’altro, voleva chiarire fin da subito i ruoli di entrambi.

Luca superò Yago di corsa, fece il saluto ai due superiori e si aprì in un ampio sorriso, “non puoi proprio fare a meno di me, eh”, disse con entusiasmo, guardò la fascia di Julian,stupito, ”ti hanno messo come vice per problemi di comportamento?”
“Ho l’HIV”, disse senza scomparsi, “ma prendo i farmaci e sto bene”
Ana si avvicinò, “sei contagioso?”
“I farmaci che prendo abbassano la mia carica virale. Significa che è estremamente difficile contagiare qualcun altro. In ogni caso farò attenzione”

Guarda che non ci interessa la tua vita”, Yago si era rialzato e adesso troneggiava sugli altri, era possente e grande,imponente,  “non siamo qui per una gara di dibattito sui temi sociali. L’unica cosa che ci unisce è il desiderio di vincere e in questo tu e Viktor siete perfetti. Il resto non mi interessa. Se ce la fai ad arrivare alla fine, bene, avremo un buon vice per tutto il tempo necessario. Se crolli a metà, pazienza, avrai comunque aiutato Viktor a portarci più avanti possibile, e lui di aiuto ne ha bisogno parecchio perché questa squadra è una bomba ad orologeria”

Preferisco considerarla come un gratta e vinci dove devi raschiare via la superficie per vedere cosa c’è sotto. Avete tutti una bella copertura di menefreghismo e  noncuranza ma probabilmente sotto questa patina ci sono delle qualità che neanche voi sapete di avere”, disse Ryu con molta positività,  si rivolse a Luca, “ tra te e Julian è tutto a posto?”
“Sì speravo di capitare con lui”

Perché?”

Io ho un carattere difficile e siccome anche lui è complicato spero che saprà capirmi”

Capisco”, disse Viktor riflessivo, assunse un’aria compita, “il mio compito è valorizzare tutti e prevenire gli errori. A questo proposito..”, sollevò  un raccoglitore ricolmo con fogli di cose da fare,”abbiamo dei fogli da darvi e..”, Julian gli sfiorò il braccio, “Forse dovremo presentarci”
Viktor annuì, non ci aveva pensato, era troppo preso dalle cose da fare,”comincia tu”
Julian raddrizzò la schiena e mise le mani dietro la schiena,”Sono Julian, pratico tiro con l’arco, sono un paramedico e amo l’avventura. Sarò il vostro vice”, fece un passo indietro”credo nel gioco di squadra”.

“Io sono Viktor”, disse,”sono pompiere, erborista, vado in canoa e so leggere bene le mappe”, disse,”otto anni fa mio fratello è rimasto paralizzato per un errore in questa gara. Per il bene di tutti cercherò di evitarvi sbagli di questo tipo”, alzò i fogli “qui vi chiediamo le vostre competenze e di pensare a delle soluzioni per dei problemi che potremmo avere in gara. Alla fine c’è la lista di ciò che io e Ruiz abbiamo deciso di portare , aggiungete le vostre idee”, porse i fogli continuando a dare indicazioni al gruppo,”dovete tagliare i capelli, non più lunghi di qualche millimetro; scegliete solo prodotti per l’igiene neutri per non attirare mosche e zanzare. Niente profumi”, disse,”non voglio vedere bracciali, piercing, anelli o orecchini, o ninnoli di alcun tipo in qualsiasi parte”, era controllato e sicuro,”adesso sedetevi a compilare i moduli”

Due giorni dopo partirono.

(continua…)

I due capitani

Il clima era arido e nonostante i vestiti larghi e comodi il sudore li faceva aderire al corpo e la pelle era sporca. Julian uscì all’aria aperta per trovare sollievo all’arsura e fumarsi una sigaretta di marijuana medicinale. Era vestito da militare perché aveva appena finito l’addestramento paramilitare necessario a diventare ufficiale in una gara a premi che prevedeva un anno di sopravvivenza in climi ostili con una squadra a seguito, il tutto documentato da telecamere poste nel berretto e dalle registrazioni dei tecnici che li seguivano. C’erano delle tappe intermedie tra un tratto di percorso e l’altro ma per tutto il resto del tempo bisognava cavarsela con quello che c’era negli zaini e cacciando. I migliori dell’addestramento diventavano capitano, gli altri vice.

Julian aveva 24 anni, un carattere forte e impertinente e una formazione da paramedico; Julian era stato il migliore del corso di sopravvivenza, ma aveva l’Hiv e per questo non gli avevano permesso di diventare capitano. Si poggiò ad un albero e aspirò con gusto la sua sigaretta di marijuana medicinale,pensando a quello che sarebbe successo in gara e ripassando mentalmente le cose da fare.

Poco dopo Victor, un capitano, un uomo meticoloso e rigido, lo vide e si avvicinò.
Julian si irrigidì e soffocò lo spinello nel portacenere portatile che teneva sempre con se, “me l’ha prescritta il medico”, disse calmo, “mi serve perché ho l’HIV”
“Lo so”
Strizzò gli occhi, si era aspettato una sfuriata dell’altro che non era arrivata, “davvero?”
“Ho chiesto le schede di tutti i vice. Si sono sbagliati e mi hanno dato anche la tua cartella. Ho letto tutto”
“Se mi avessi avvertito non avrei spento la mia canna”, riprese il mozzicone dal portacenere, “quando ti sei avvicinato pensavo mi avresti frustato”, accese lo spinello e aspirò di gusto,sorrise, “un ufficiale che si droga: la realizzazione di tutte le tue paure”
Viktor sorrise di rimando, “non sono intransigente come credi tu”, lo osservava con attenzione, “in ogni caso tu non sei uno qualunque, sei arrivato secondo nella lista dei migliori ufficiali, lo sai vero?”
“Secondo? Non primo?”, fece schioccare le dita, sorrise,“in cosa mi hai superato?”
“Esame di tiro e lettura delle cartine”
“Interessante”
“Già”, si avvicinò, serio, “come pensi di capitanare una squadra sotto effetto di marijuana, ci hai pensato?”
“Non sarò capitano”, aspirò l’erba, “al di là dei miei risultati sarò vice. Me lo hanno detto da subito”

Viktor spalancò gli occhi, stupito, “per via dell’erba?”
“Negli anni precedenti ci sono stati solo due malati di HIV e nessuno di loro è arrivato alla fine. Non volevano correre rischi”
“Era un problema di alimentazione scorretta”, rispose Viktor, “non si erano organizzati per assumere la giusta quantità di fibre e vitamine. Ne avrebbe risentito chiunque”
Scrollò le spalle e spense lo spinello, “è anche un problema di stress, il nervosismo influisce sul sistema immunitario, ma questo dipende essenzialmente dal tipo di persona che sei e su come affronti le difficoltà”
“Tu sembri una persona tranquilla”
“Cerco di sdrammatizzare”, richiuse il portacenere da viaggio, “penso che il problema maggiore riguardi il mio essere bisessuale, temono molesti i miei sottoposti”, assunse un’aria triste, “sembri stravolto, stai bene?”
“E’ solo che pensavo saremmo stati avversari, ho fatto il distaccato e ti ho preso di mira, adesso però vorrei essermi comportato diversamente e aver collaborato di più. ”, gli diede un colpetto alla spalla, “dovevi dirlo prima”
“Mi hanno detto di non farlo”, gli sorrise, “questa reazione significa che sono tra i primi due che sceglieresti come partner?”
“Sei uno dei pochi che mi da l’impressione di aver imparato qualcosa dal corso. Prendi la gara sul serio e sai il fatto tuo”
“C’è un ma?”
“Non sono così pazzo da pretendere d’importi qualcosa che non vuoi fare. Se qualcuno ci prova ti ribelli e fai resistenza passiva. Se ti costringessi decideresti di dormire su un albero, cantare la stessa canzone a ripetizione e camminare all’indietro solo per farmi ammattire”
“Non sono così fuori e la gara è qualcosa di ben diverso rispetto all’addestramento”
“Tu che tipo di capitano cerchi?”
Julian si stupì di quella domanda perché in genere Viktor tendeva ad agire come se lui fosse un essere privo di volontà, un burattino da comandare e basta, “qualcuno con cui si lavora bene”, rispose sicuro, “per me è importante che la gerarchia non blocchi la comunicazione”, lo guardava in volto, “mi preoccupa che il mio capitano entri in competizione con me e si senta minacciato dal fatto che ho avuto dei punteggi alti pur essendo solo un vice”, piegò la testa di lato, “temo che mi si neghi lo spazio di manovra necessario ad avere un mio ruolo nella squadra”, prese una caramella dalla tasca, “sono cosciente che per te l’ordine è importante. Lo rispetterei”
“Bene a sapersi”
Lui succhiò la caramella dondolandosi sui talloni, “Hai sentito le voci su di me?”
“Luca è un demente geloso del fatto che tu sei stato adottato e lui no”
“Se la mia sessualità ti mette a disagio posso dormire sull’amaca ”

Viktor ridacchiò, “ sono certo che sarai perfettamente in grado di controllare la tua esuberante sessualità ed evitare di saltarmi addosso e provarci con me mentre siamo in tenda”
Julian rise, “non sei il mio tipo”
“Neanche tu”, gli prese un blocco dalla tasca, “così tu disegni”

E’ il mio antistress naturale”

“Vediamo un po’”Viktor aprì il blocchetto e si trovò davanti lo schizzo di un uomo che si arrampicava con il volto contratto e sudato e il corpo allungato e sotto sforzo, era fatto molto bene, lo sguardo trasmetteva il desiderio di arrivare e raggiungere un obiettivo. Molto espressivo.
“Sei un buon osservatore”, notò Viktor colpito, sfogliò e si fermò davanti all’immagine di un panda, “mi preoccupa la tua ossessione per i panda”
“Amo moltissimo questo animale. Pensaci. Ha gli artigli, i denti e la stazza di un orso ma è vegetariano, dolcissimo e giocherellone”
“in effetti gli somigli”, notò Viktor divertito, “ti piace perché è un animale che si comporta in modo diverso dal modo in cui sarebbe predisposto ”
“Mi piace l’idea di un animale che sa badare a se stesso ma anche strofinarsi sulla schiena a pancia in su per giocare. I suoi occhi neri mi piacciono molto”
Viktor sorrise, “mi ha fatto pensare alla canzone di panda bear per i bimbi, la conosci?”
“sì” e con grande sorpresa di Viktor lui cominciò a cantarne una, mimando i gesti.
Viktor restò serio per partito preso: quel ragazzo l’aveva stupito, “sei cosciente che in questo momento migliaia di persone stanno guardando la tua esibizione in diretta TV?”
“Quindi?”, disse lui spavaldo muovendo le spalle, “magari mi voteranno per la simpatia”, gli sfiorò il braccio, “come conosci questa canzone?”
“Ho vissuto un periodo in Svezia”, rispose Viktor distrattamente, picchiettando sul blocco, “questo disegno è triste e un po’ angosciante”
“E’ molto personale”ne seguì il tratto col dito, “sono stato in questo orfanotrofio per molti anni”
“Sembra un luogo freddo”
“Stavo meglio lì che con mio padre”, si scosse, “acqua passata”, guardò l’ora. “meglio andare”
Viktor gli strinse la spalla con durezza, “ non hai risposto alla mia domanda”
“Tu sei un pompiere e io un paramedico, al corso ci siamo impegnati e siamo abituati a intervenire in situazione d’emergenza, direi che la nostra accoppiata promette bene”
“E’ un sì?”
Annuì con sicurezza,“Ci sto”.